giovedì 27 maggio 2010

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. A LETTO CON IL NEMICO?

In tutto il mondo milioni di donne subiscono violenze di ogni genere: fisiche o psicologiche. Si tratta spesso di violenze sessuali, ma le donne vengono anche percosse o minacciate di percosse e di morte, e lasciate vivere nella paura.
Ciò che maggiormente stupisce è il fatto che queste violenze si verificano all’interno delle quattro pareti di casa, in un luogo che dovrebbe essere sicuro, e ad opera di un familiare, soprattutto del partner. Per questo la violenza sulle donne si definisce “violenza domestica”.


Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) chi subisce tali forme di violenza può sviluppare problemi psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress e molti altri. Le condizioni di chi subisce la violenza sono tanto più gravi quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un legame consanguineo tra l'aggressore e la vittima. Dal punto di vista fisico le violenze domestiche possono generare gravi danni permanenti e portare difficoltà del sonno o nella respirazione. Le conseguenze della violenza domestica protratta nel tempo lasciano segni anche sul piano relazionale perché le vittime che la subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici.
Troppo spesso purtroppo le donne, per paura o per vergogna, non denunciano i soprusi subiti e il problema viene sottostimato.
Per quanto riguarda l’Italia, l’ultima indagine dell’ISTAT sulla violenza contro le donne risale al 2006 (ma i dati sono stati pubblicati solo nell’ottobre 2009 e raccolti in un libro). L’indagine Multiscopo sulla sicurezza delle donne è stata condotta su un campione di 25mila donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni e i dati emersi parlano di milioni di donne che hanno subito violenza dal partner o dall’ex partner.








Già nel 2005 un altro rapporto, dell’EURES-ANSA, aveva denunciato il fatto che un omicidio su quattro in Italia avviene in casa e che il 70% delle vittime sono donne, mentre l’80% degli autori del delitto sono uomini.
Queste ricerche sono purtroppo sempre troppo poche, tant’è vero che anche Amnesty International da anni sta perorando la causa presso i governi di tutto il mondo: la richiesta è che vengano fatte maggiori ricerche e si porti alla luce la reale situazione femminile.
La violenza contro le donne nelle relazioni intime non è confinata ad un particolare sistema politico o economico, ma è comune a ogni società e cultura. Per restare in Europa i dati diffusi nel 2005 relativi a una ricerca condotta proprio da Amnesty International, rivelano che in Francia ogni 4 giorni una donna muore a seguito di percosse da parte del partner; mentre in Gran Bretagna due donne a settimana vengono uccise dai loro partners attuali o passati.
il pregiudizio per cui la violenza domestica sarebbe più diffusa nelle classi sociali povere o con particolari problemi di emarginazione si è dimostrata infondata in quanto ricerche più attuali hanno mostrato come la violenza nelle relazioni intime possa verificarsi indipendentemente dalla ricchezza o dal ceto sociale.

In Italia, secondo la ricerca dell’Istat (Indagine Multiscopo), i dati sono i seguenti:





In molte società, non ultima quella italiana, le relazioni di potere storicamente inique tra uomini e donne vengono riprodotte all’interno del nucleo familiare. Non per nulla in Italia è nelle regioni del Sud che si alza il livello e la quantità della violenza sulle donne. Spesso i diritti delle donne sono negati da atteggiamenti discriminatori del partner, dei componenti della famiglia e della comunità.



Le ricerche di Amnesty International indicano che le violenze contro le donne nelle relazioni intime possono essere di vario tipo: di solito la principale, nella maggior parte dei Paesi, è quella basata sul controllo della sessualità femminile che può portare ad episodi di violenza sessuale anche sotto forma di incesto. Un’altra forma di violenza, presente anche in Italia, è quella di impedire alla donna l’uso dei contraccettivi e la decisione del momento in cui avere rapporti sessuali per evitare di restare in cinta. Spesso alle donne viene negata anche l’informazione sanitaria relativa alla sfera riproduttiva. In molti paesi poi si impone alle donne la mutilazione genitale affinché esse non possano provare piacere durante i rapporti e restino così fedeli all’uomo che è stato scelto per esse.
A dominare sulla vita della donna sono gli uomini della famiglia, che siano padri, mariti, fratelli o altri componenti maschili.
A questi uomini è permesso dagli “usi e costumi” di avere il controllo sulla donna anche attraverso il controllo del reddito familiare. L’uomo o non permette alla donna di lavorare o si appropria del salario della donna che lavora. Spesso poi limita la libertà di movimento della donna e la controlla sotto ogni aspetto: da quello del vestiario alle telefonate che fa o a chi incontra per strada.
Questi uomini vengono aiutati dalla società, che spesso disapprova ad esempio l’essere single di una donna o l’essere ragazza-madre. Si forma attorno a queste donne un alone di riprovazione che spesso le umilia e le rende schiave a causa di un malsano sentimento di vergogna. Si sente ancora oggi spesso parlare di onore e reputazione per quanto riguarda ambiti, come quello delle scelte personali e sessuali, che nulla con l’onore hanno a che vedere (anzi!). La libertà individuale viene così barattata con la schiavitù sociale.

Le leggi italiane che possono essere applicate in sede di giudizio

In Italia alcune leggi sono state fatte a tutela delle donne vittime di violenza. Le principali sono:
Legge 15 febbraio 1996, n. 66
Tale legge qualifica la violenza contro le donne come delitto contro la libertà personale, innovando la precedente normativa, che la collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
In particolare, è stata introdotta la definizione di un'unica ipotesi di reato denominato “atti sessuali”, includendo così, in tale espressione, anche quei casi in cui non vi è stato un contatto fisico tra vittima e aggressore. La precedente normativa prevedeva infatti sia l'ipotesi di violenza carnale, sia l'ipotesi di atti di libidine con applicazione di pene differenti.
Legge 5 aprile 2001, n. 154
sull'allontanamento del familiare violento per via civile o penale, che introduce nuove misure volte a contrastare in maniera incisiva i casi di violenza all’interno delle mura domestiche.
Legge 29 marzo 2001, n. 134 e nr. 60
sul patrocinio a spese dello Stato alle donne violentate e maltrattate senza mezzi economici.

Del Codice Penale invece citiamo i seguenti articoli che debbono essere tenuti in conto per eventuali denunce, poiché la violenza contro le donne può ricadere in ciascuno di essi:

art. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza familiare;
art. 571 - Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
art. 572 - Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli;
art. 575 - Omicidio;
art. 580 - Istigazione o aiuto al suicidio;
art. 581 - Percosse;
art. 582 - Lesione personale;
art. 583 bis - Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
art. 594 - Ingiuria;
art. 595 - Diffamazione;
art. 605 - Sequestro di persona;
art. 609 bis -Violenza sessuale;
art. 609 octies - Violenza sessuale di gruppo;
art. 610 - Violenza privata;
art. 612 - Minaccia;
art. 616 - Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza;
art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
art. 617 bis - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
art. 660 - Molestia o disturbo alle persone.

Riconoscere il comportamento dell’uomo pericoloso

Un aiuto fondamentale alle donne che potrebbero subire violenza è naturalmente dato dalla prevenzione, che inizia con il saper riconoscere i segnali, ovvero i comportamenti tipici dell’uomo pericoloso.
Il corpo dei Carabinieri rende noto che, contrariamente al pensiero comune, non è l’abuso di alcool o di stupefacenti la causa della violenza sulle donne, bensì il desiderio dell’uomo di dominare completamente la “sua” donna. Che essa sia la moglie, la sorella, la figlia o l’amante.
Quest’uomo vuole sentirsi potente e per farlo deve attuare una serie di comportamenti, come azioni di comando e punitive, nei confronti delle femmine del suo clan.
Di solito gli abusanti sono soggetti estremamente insicuri nella vita sociale, che non hanno grandi possibilità di sfogo né relazioni sociali appaganti. Per questo trovano più facile colpire gli appartenenti al nucleo familiare, soprattutto se i membri della famiglia hanno bisogno di loro per il sostentamento.
Chi abusa delle donne, secondo i dati raccolti dal corpo dei Carabinieri, di solito riesce a rendere la vittima così assuefatta dallo stato di cose che si è creato nel proprio ambiente domestico, da non riconoscere nemmeno che si tratta di reati.
Di solito l’uomo violento tende a isolare la vittima delle sue angherie: la donna diventa così sempre più introversa, non ha più voglia di avere contatti con il mondo esterno e non si rende conto che questo è un problema psichico grave. A ciò si accompagna la perdita dell’autostima e un’ipercriticità verso sé stessa. La ragione di ciò è che l’uomo la umilia costantemente e pubblicamente per renderla sempre più debole e succube.
Il comportamento del violento tende poi a generare paura distruggendo oggetti ai quali la donna vittima è legata affettivamente e nel far questo se la può prendere anche con gli animali domestici cui la donna è affezionata.
Quest’uomo usa anche minacce verbali e parole che denigrano la vittima (ad esempio frasi del tipo: “tu non capisci niente”, “sei una stupida”, “non ne combini mai una giusta”, “non sei capace di fare niente”, ecc.) che a lungo andare purtroppo si convince di essere inferiore e la rendono servile nei confronti dell’uomo-padrone.
Questa “operazione” denigratoria si insinua anche in tutte le aperture al mondo esterno della donna. Se ad esempio la donna lavora, l’uomo violento inizierà ad ostacolarne l’attività in tutti i modi possibili, rendendola sempre più tesa e causandole problemi professionali.
Purtroppo le donne vittime di simili oppressioni alla lunga non riescono più a reagire. Quando trovano la forza di farlo, e manifestano la volontà di lasciare il nucleo familiare, vengono minacciate dall’uomo di essere private dei figli. Alla fine queste donne, completamente annichilite, non riescono più nemmeno a dare il giusto peso alle proprie esperienze. La maggior parte di esse è convinta che si tratti di una situazione nella norma e nega ogni fatto di violenza.

Come difendersi

La prima cosa da fare è quella di rompere l’isolamento e trovare la forza di parlare anche solo con un’amica, di ciò che avviene tra le mura domestiche. Spesso il parlarne fa comprendere alla stessa vittima che si tratta di azioni gravi, e se poi riesce a confrontarsi con altre donne, capisce che la sua situazione non è assolutamente nella norma.
A supporto delle donne vittime di violenza in Italia è stato istituito il 1522, il numero verde Antiviolenza Donne attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2006. Il numero è attivo 24 ore su 24 ed è gratuito sia dal telefono fisso che dal cellulare.
A questo numero rispondono delle donne, delle operatrici che offrono informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati ai quali le donne vittime di violenza possono accedere dalla loro zona di residenza. A chiunque telefoni è garantito l’anonimato.
Un ulteriore strumento informativo per la donna vittima di violenza è il sito www.antiviolenzadonna.it che fornisce contatti, informazioni, materiale e studi effettuati e dove ogni donna si può confrontare.
Per richieste di chiarimenti si può mandare un’e-mail a: violenza.po@governo.it
Quando la donna si decide a denunciare il proprio aguzzino, deve pensare subito a come poterlo fare senza correre rischi, e per evitarli la sua denuncia deve andare a buon fine. La prima cosa da fare in questo senso è procurarsi dei testimoni e delle prove (ad esempio referti, oggetti che si trovano in casa e che dimostrino le percosse o le minacce fisiche ricevute – per esempio un’arma). Tali prove vanno portate subito con sé nel luogo dove ci si reca a sporgere denuncia.


Quando la società è contro la donna

Ma non tutti i Paesi danno la possibilità di denunciare gli abusi subiti con la sicurezza di essere tutelate in maniera soddisfacente.
Ad esempio in alcuni Paesi (Italia compresa) delitti e crimini passionali compiuti in nome dell’onore concedono notevoli attenuanti al colpevole; inoltre in molti Paesi (non l’Italia) è consentito lo stupro come arma di guerra e – aggiungendo danno al danno - le vittime di stupro vengono ripudiate dai mariti perché “disonorate”.
Ma una forma sociale ostile, vigente anche nella società italiana, è quella dell’accettazione di un matrimonio violento solo perché altrimenti, con un divorzio, si getterebbe discredito sulla famiglia.
L’oppressione della famiglia nonché un insano riconoscimento di valori morali, religiosi e sociali (usi e costumi atavici) può portare a conseguenze estreme quali la tratta delle donne, il baratto delle bambine per sanare i debiti familiari, la schiavitù sessuale, la vendita delle donne a scopo di prostituzione, l’obbligo per una ragazza di avere una dote al momento del matrimonio – che può sfociare persino nell’omicidio se la famiglia del marito non si ritiene soddisfatta aspettandosi di ricevere di più dal punto di vista economico.
In tutti questi casi e molti altri alla donna non vengono riconosciuti i propri diritti. Per questo Amnesty International si batte da anni affinché la violenza sulle donne venga considerata una violazione dei diritti umani e pertanto punita a livello internazionale laddove non intervengano le leggi interne dei singoli Paesi.


Quando le leggi sono contro le donne

Purtroppo in diversi Paesi ci sono anche leggi discriminatorie nei confronti della donna, ad esempio quelle che regolamentano il divorzio, o l’affidamento dei minori, o l’eredità, l’impiego e persino il diritto di proprietà.
Questa situazione ha fatto sì che il Segretario Generale delle Nazioni Unite alla data dell’8 marzo 2007, Ban Ki-Moon, in occasione della festa delle donne, affermasse che:
La violenza contro le donne e le ragazze continua con la stessa intensità in ogni continente, Paese e cultura. Questa impone un devastante dazio sulla vita delle donne, sulle loro famiglie e sull’intera società. La maggior parte delle società proibiscono questo genere di violenza – in realtà questa è ancora troppo spesso coperta o tacitamente condonata.
Secondo le statistiche allo studio dell’ONU, infatti, “per le donne di età compresa tra i 15 e 44 anni, la violenza è una delle maggiori cause di morte e disabilità”.
La limitata disponibilità di servizi e la paura impediscono alle donne di chiedere assistenza e un risarcimento. Secondo uno studio pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2005 sulla base dei dati raccolti tra 24.000 donne di 10 Paesi, tra il 55% e il 95% di quelle che hanno subito abusi sessuali dai propri partner non hanno mai contattato ONG, ricoveri o la polizia per chiedere aiuto.
Tra i dieci Paesi monitorati dallo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità, più del 50% delle donne in Bangladesh, Etiopia, Perù e Tanzania hanno riferito di aver subito violenze fisiche o sessuali da parte dei partner, con cifre che raggiungevano il 71% nelle zone rurali dell’Etiopia. Solo in un Paese (il Giappone) meno del 20% delle donne hanno riferito di incidenti legati alla violenza domestica.
Ma non si creda che la violenza, come abbiamo già riportato, sia solo una pratica dei Paesi africani, asiatici o sudamericani: un precedente studio dell’OMS ha riscontrato infatti che il numero di donne che hanno subito abusi fisici dai propri partner o ex partner negli Stati Uniti è pari al 22%.
Secondo i dati riportati sul sito dell’ONU Italia, “il costo economico della violenza contro le donne è considerevole – un rapporto del 2003 del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti (CDC) ha stimato che il costo della violenza intima da parte del partner, nei soli Stati Uniti supera i 5,8 miliardi di dollari: 4,1 miliardi vanno direttamente per servizi medici e sanitari, mentre le perdite di produttività raggiungono quasi il valore di 1,8 miliardi di dollari. La violenza contro le donne impoverisce gli individui, le famiglie e le comunità, riducendo lo sviluppo economico di ogni nazione”.
Per questo nel 1996 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il Fondo delle Nazioni Unite in supporto delle azioni per eliminare la violenza contro le donne. Il Fondo è il solo meccanismo multilaterale di garanzia che supporta gli sforzi locali, nazionali e regionali per combattere la violenza e finora ha assegnato più di 19 milioni di dollari a 263 iniziative affrontare la violenza contro le donne in 115 Paesi. Questo fondo è gestito dalla UNIFEM e per avere maggiori informazioni al riguardo basta visitare il sito: www.unifem.org


Eliminare la violenza contro le donne si può

La giornata del 25 novembre è stata proclamata giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche questa iniziativa è dell’ONU, e tale giornata, della quale purtroppo in troppi Paesi tra i quali l’Italia si parla ben poco, esiste fin dal 1998.
Spunto di riflessione è stato il rapimento seguito dallo stupro, dalla tortura e dall’assassinio di tre sorelle (Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal) che venne effettuato ad opera di agenti segreti del servizio militare della Repubblica Dominicana, essendo le tre donne ritenute attiviste della lotta di liberazione della della Repubblica dal dittatore Trujillo (1930-1961). Queste tre donne sono divenute il simbolo – nel Sud America come nel resto del mondo - della violenza maschile perpetrata sulle donne.
E tornando ai dati italiani, solo nel 2006 le donne vittime di violenza sono state oltre il 5% delle cittadine italiane: 1.150.000 donne che hanno subito violenza sessuale, fisica, o tentativi di stupri. Per la maggior parte ad opera del partner (il 70%) o di un conoscente. Raramente la violenza è stata operata da uno sconosciuto. E il dato più sconcertante è che 1.600.000 ragazze hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni. E, ripetiamo, stiamo parlando dell’Italia.
Intanto l’OMS ha predisposto una banca dati sulla violenza contro le donne e sulla salute delle donne. Lo scopo è quello di intraprendere ricerche a livello internazionale e stilare una serie di linee guida per comprendere e combattere il fenomeno.
Di conseguenza la banca dati dell’OMS comprende tutti i dati e le informazioni provenienti dagli studi sulla violenza fisica o sessuale contro le donne ad opera di partner o ex partner, grazie alla collaborazione di una rete di ONG e di associazioni nonché da giornalisti specializzati nel settore (ce ne sono 3.500). Nella banca dati troveremo pertanto rapporti di ricerche quantitative ma anche articoli ed è tutto reperibile gratuitamente dai Paesi in via di sviluppo o a pagamento dai Paesi “sviluppati”.
Un dato importante che si sta costruendo è l’incidenza della violenza sulla salute delle donne e per questo l’OMS ha creato un protocollo di ricerca multi-nazionale finalizzato a ottenere stime attendibili sulla frequenza della violenza contro le donne nei diversi paesi e accertare le conseguenza perlla salute della violenza domestica contro le donne. Infine, tale protocollo sarà utile per individuare ed eventualmente confrontare fra loro le strategie di lotta contro la violenza sulle donne e i servizi cui le donne stesse ricorrono in caso di violenza.
La speranza è che i vari Stati collaborino allo scopo di eliminare questa piaga sociale e che prendano seriamente in considerazione i dati emersi dalle ricerche in modo tale che politica e organizzazioni femminili attive in questo campo possano finalmente dialogare e sviluppare delle sinergie concrete, modificando le leggi laddove sia necessario e modificando il modo di pensare di molta gente rimasta all’epoca dell’oscurantismo più terribile.

VIOLENCE AGAINST WOMEN. IN BED WITH THE ENEMY?
Around the world millions of women subjected to violence of all kinds: physical or psychological. They are often raped, but women are also beaten or threatened with beatings and death, and left to live in fear.
What is most surprising is the fact that this violence occurs within the four walls of home, a place that should be safe, and by a family, especially your partner. That is violence against women is defined as "domestic violence".

The WHO (World Health Organization) who suffer these forms of violence may develop psychological problems such as depressive syndromes, somatic problems such as tachycardia, symptoms of anxiety, tension, guilt and shame, low self-esteem, post-traumatic stress disorder and many others. The conditions of those who suffer violence are even more serious as the violence continues over time, or as a link exists between the sibling aggressor and the victim. In terms of physical domestic violence can lead to serious permanent damage and result in breathing or sleeping difficulties. The consequences of domestic violence over extended periods of time-marking also on the relational because the victims often face losing their jobs, home, friends.
Too often, unfortunately, women, out of fear or shame, do not report the abuses occurred, and the problem is underestimated.
As regards Italy, the latest ISTAT survey on violence against women dates back to 2006 (but the data have been published only in October 2009 and collected in a book). The Multipurpose survey on women's safety was conducted on a sample of 25 thousand women aged between 16 and 70 years and its findings speak to millions of women who suffered violence by partners or former partners.

Already in 2005 another report, EURES-ANSA, had complained that a murder takes place in four in Italy at home and that 70% of victims are women, while 80% of the authors of the crime are men.
These studies are unfortunately too few, so much so that Amnesty International is making the case for years with governments around the world: the request is made to be more research and bring to light the real status of women.
Violence against women in intimate relationships is not confined to a particular political or economic system, but is common to every society and culture. Staying in Europe to data released in 2005 related to research conducted by its Amnesty International, show that in France every four days a woman dies as a result of beatings by their partners, while in the UK two women a week are killed by their current or former partners.
the effect that domestic violence is more prevalent in poor social classes or those with particular problems of exclusion proved unfounded, as latest research showed that violence in intimate relationships is likely to occur regardless of wealth or social status.

In many societies, not least the Italian, the historically unequal power relations between men and women are played within the family. Not for nothing in Italy is in the South, which will raise the level and quantity of violence against women. Often, women's rights are denied by discriminatory attitudes of partners, family members and the community.

Amnesty International's research indicates that violence against women in intimate relationships may be of various types: usually the main one, in most countries, is based on the control of female sexuality that can lead to incidents of sexual violence even under form of incest. Another form of violence, also in Italy, is to prevent the female contraceptive use and the decision of when to have sex to avoid becoming pregnant. Often women are also denied information on reproductive health. In many countries then it requires women to genital mutilation so that they can not feel pleasure during intercourse and remain so loyal to the man who has been chosen for them.
Dominating the woman's life are the men of the family, who are fathers, husbands, brothers or other male members.
These men are allowed by the "customs" to have control over women through the control of the family income. The man or the woman can not work or takes possession of the wages of working women. Often restricts freedom of movement of women and the controls in every respect: that of the clothing that makes phone calls or who meets the road.
These men are helped by the company, which often disapproves such as being single or being a woman-girl mother. It forms a halo around these women to humiliate and condemn that often makes them slaves because of an unhealthy shame. It still feels today often speak of honor and reputation for areas, such as personal choice and sexual, with the honor they have nothing to do (anzi!). Individual freedom is then traded with the social slavery.

The Italian laws that can be applied in court

In Italy some laws were made to protect women victims of violence. The main ones are:
Law of 15 February 1996, n. 66
This law describes the violence against women as a crime against personal liberty, innovating the previous legislation, which placed it among the crimes against public morality and decency.
In particular, the introduction of a single definition of an offense called "sexual acts", thus including in that expression, even in those cases where there was physical contact between victim and aggressor. The previous law provided it is the case of rape, is the possibility of acts of lust with the application of different punishments.
Law of 5 April 2001, n. 154
sull'allontanamento of family violence by civil or criminal, which introduces new measures to counter significantly active cases of violence within the home.
Act March 29, 2001, No 134 and nr. 60
on legal aid to battered and abused women without financial means.

Instead of the Penal Code include the following items that must be taken into account for any complaints, because violence against women can fall in each of them:

art. 570 - Violation of the obligations of family support;
art. 571 - Abuse of the means of correction or discipline;
art. 572 - domestic violence, in or towards children;
art. 575 - Murder;
art. 580 - Inciting or assisted suicide;
art. 581 - Beating;
art. 582 - Personal injury;
art. 583 bis - practices of female genital mutilation;
art. 594 - Insult;
art. 595 - Defamation;
art. 605 - Kidnapping;
art. 609 bis-sexual violence;
art. 609 g - Sexual violence group;
art. 610 - domestic violence;
art. 612 - Menace;
art. 616 - Breach, subtraction and suppression of correspondence;
art. 617 - Cognition, interrupt or prevent illicit communications or telegraph or telephone conversations;
art. 617 bis - Installation of equipment designed to intercept or impede communication or telegraph or telephone conversations;
art. 660 - Harassment or disturbance to people.

Recognizing the dangerous behavior of man

A crucial aid to women who might suffer violence is of course given by the prevention, starting with the ability to recognize signals, the typical man's dangerous behavior.
The Carabinieri Corps has announced that, contrary to common thought, is not the abuse of alcohol or drugs the cause of violence against women, but the human desire to totally dominate "his" woman. That it is his wife, sister, daughter ol'amante.
This man wants to feel powerful and it must implement a set of behaviors, such as control actions and punitive towards the females of his clan.
Usually the abusers are extremely insecure people in society who do not have much chance to vent or satisfying social relationships. This is why people find it easier to hit him as the family, especially if family members need them for sustenance.
Abuser of women, according to data collected by the Carabinieri Corps, usually manages to make the victim so addicted to the state of things that you created in your home, do not even recognize that these crimes.
Usually a violent man tends to isolate the victim of his bullying: the woman becomes more and more introverted, he has no desire to have contact with the outside world and does not realize that this is a serious mental problem. This is accompanied by the loss of self and un'ipercriticità to herself. The reason for this is that the man constantly and publicly humiliate her to make it even more weak and submissive.
The violent behavior tends to create fear and destroy the objects to which the woman victim is emotionally tied to this and if can not take the pets with whom she is fond of her.
This man also used verbal threats and words that denigrate the victim (for example, phrases like "you do not understand anything," "You're an idiot", "do not ever combine a right", "you are not able to do anything" , etc.). in the long run, unfortunately, convinced to be less and make it subservient to man-master.
This "operation" smear creeps in all the openings to the outside world of women. For example, if the woman works, the violent man will hinder the activity in every possible way, making it more and more tense, causing her professional problems.
Unfortunately, women victims of such oppression in the long run no longer able to respond. When they find the strength to do it, and express their intent to leave their family home, are threatened by man to be deprived of their children. Eventually these women is completely annihilated, not even succeed in giving due weight to their experiences. Most of them are convinced that this is a normal situation and denies any occurrence of violence.

How to Defend Yourself

The first thing to do is to break the isolation and find the strength to even talk with a friend, of what happens in the home. Often, the talk is for the victim to understand that it is serious, and if you can deal with other women, he realizes that his situation is absolutely not normal.
In support of women victims of violence in Italy was established on 1522, the Women's Anti-violence hotline triggered by the Department for Equal Opportunities in 2006. The number is available 24 hours on 24 and is free from both the desk phone by phone.
To meet this number of women of transactions that contain valuable information and guidance to the health and social services to public and private, such as women victims of violence have access in their area of residence. To anyone who phones you anonymously.
Another information tool for women victims of violence is the site www.antiviolenzadonna.it providing contacts, information, material and studies and where every woman can compare.
For requests for clarification, you can send an email to: @ violenza.po governo.it
When a woman decides to terminate her tormentor, now has to think about how to do so safely, and to avoid the complaint must go through. The first thing to do in this regard is to get witnesses and evidence (eg reports, objects that are in the house showing that beatings and physical threats received - for example a weapon). Such evidence shall be immediately brought with him to the place where you are going to complain.


When society is against women

But not all countries offer the opportunity to denounce the abuse with the security of being protected in a satisfactory manner.
For example, in some countries (including Italy) crimes and crimes of passion carried out in the name of honor is providing significant mitigating the guilty also in many countries (not Italy) is allowed to rape as a weapon of war and - adding injury to injury - rape victims are rejected by their husbands because they "dishonored."
But a hostile social form, which also applies in the Italian society is that of acceptance of a violent marriage only because otherwise, with a divorce, it would throw discredit on the family.
The oppression of an insane family and recognition of moral values, religious and social (ancestral customs and habits) can lead to extreme consequences such as trafficking of women, barter for girls to heal the family debts, sexual slavery, the sale of women for prostitution, the requirement for a girl to have a dowry at marriage - which can result in the murder even though her husband's family is not satisfied expecting to receive more from the economic point of view.
In all these cases and many others do not recognize the woman's rights. This is why Amnesty International has been fighting for years for violence against women is considered a violation of human rights and therefore punished internationally not to intervene when the domestic laws of each country.


When laws are against women

Unfortunately, in many countries there are laws that discriminate against women, such as those governing divorce, or delegating them children, ol'eredità, use and even the right of ownership.
This situation has meant that the Secretary General of the United Nations on 8 March 2007, Ban Ki-Moon, on the feast of women, claimed that:
Violence against women and girls continues with the same intensity in every continent, country and culture. This imposes a duty on devastating the lives of women, their families and society as a whole. Most societies prohibit such violence - in fact this is still too often covered or tacitly condoned.
According to statistics from the UN study, in fact, for women aged between 15 and 44 years, violence is a major cause of death and disability. "
The limited availability of services and fear prevent women from seeking assistance and compensation. According to a study published by WHO in 2005 based on data collected from 24,000 women in 10 countries, between 55% and 95% of those who have been sexually abused by their partners had never contacted NGOs, shelters or the police for help.
Among the ten countries monitored by the World Health Organization study, over 50% of women in Bangladesh, Ethiopia, Peru and Tanzania reported having suffered physical or sexual violence by partners, with this figure reached 71% in rural areas of Ethiopia. Only in one country (Japan) less than 20% of women reported incidents of domestic violence.
But do not believe that violence, as we reported earlier, is only a practice in African countries, Asian or South American, a previous WHO study found that in fact the number of women physically abused by their partner or former partner in the U.S. is 22%.
According to data reported on the UN site Italy, "The economic costs of violence against women is considerable - a 2003 report from the Centers for Disease Control and Prevention, United States (CDC) has estimated that the cost of violence by intimate partners in the U.S. alone exceeds $ 5.8 billion: 4.1 billion going directly to medical and health services, while productivity losses account for almost 1.8 billion dollars. Violence against women impoverishes individuals, families and communities, reducing the economic development of every nation. "
This is why in 1996 the United Nations General Assembly established the United Nations Fund in support of the actions to eliminate violence against women. The Fund is the only multilateral security mechanism that supports the efforts of local, national and regional authorities to combat violence and to date has awarded more than $ 19 million to 263 initiatives to address violence against women in 115 countries. This fund is managed by UNIFEM and to learn more about it just visit: www.unifem.org


It' possible eliminate violence against women

The day of November 25 was declared International Day for the Elimination of Violence against Women. This initiative is the UN, and that day, which unfortunately in too many countries, including Italy we speak very little has existed since 1998.
Food for thought was the abduction followed by rape, torture and the assassination of three sisters (Patria, Minerva and Maria Teresa Mirabal), which was conducted by secret agents of the military service of the Dominican Republic, having considered the three women activists of the liberation struggle of the Republic from the dictator Trujillo (1930-1961). These three women have become the symbol - in South America and elsewhere in the world - of male violence perpetrated against women.
Returning to the Italian data, only 2006 women victims of violence were more than 5% of Italian women: 1,150,000 women who have suffered sexual violence, physical, or attempted rapes. For the most part by the partner (70%) or an acquaintance. Rarely, the violence was made by a stranger. It is the most disconcerting is that 1.6 million girls have been raped before the age of 16. And, again, we're talking about Italy.
Meanwhile the WHO has set up a database on violence against women and on women's health. The aim is to undertake international research and produce a set of guidelines for understanding and combating the phenomenon.
Consequently, the WHO database includes all data and information from studies on physical or sexual violence against women by partners or former partners, with the help of a network of NGOs and associations as well as journalists specializing in industry (there are 3,500). Therefore, we will find in the database but also quantitative research reports and articles is freely available from all countries, developing or paid by the "developed" countries.
An important fact that is being constructed is the incidence of violence on women's health and for this reason the WHO has created a multi-national research protocol designed to obtain reliable estimates of the frequency of violence against women in different countries and assess the Consequently for health of domestic violence against women. Finally, this protocol will be useful for a possible comparison between their strategies to combat violence against women and services to which women themselves have recourse in the event of violence.
The hope is that the various States cooperate in order to eliminate this social evil and to take seriously the information gleaned from the research so that policy and women's organizations active in this field can finally talk and develop concrete synergies, changes to the law where needed and changing the thinking of many people remained more terrible era of obscurantism.

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