
Lo scorso 13 e 19 maggio si è tenuto a Roma, organizzato dalla Lidu - Lega Italiana dei Diritti dell'uomo - un convegno sui Diritti umani in Sudafrica. In particolare, la dott.ssa Laura Lucaferri, mediatrice familiare è invervenuta costruendo un ampio panorama sulla famiglia sudafricana ed i diritti delle donne. L'intervento ha focalizzato la sua attenzione sull'evoluzione dei Diritti Umani in Sudafrica, evoluzione che concretamente va ad incidere su tutta una serie di questioni, prima fra tutte quella riguardante l'interruzione volontaria della gravidanza.
Per capire il Sudafrica - ha detto l'esperta - è essenziale un breve riferimento alla sua storia, caratterizzata prima dalla presenza degli olandesi e poi da quella degli inglesi con la conseguente importazione dei rispettivi diritti che, ancora oggi, trovano attuazione e coabitano insieme al "customary low", ovvero il Diritto Tradizionale, che è parte fondante del sistema giuridico sudafricano tanto da essere riportato all'interno della Costituzione. Quest'ultima è stata promulgata nel 1996 e rappresenta una tra le più moderne ed efficaci di quelle stilate negli ultimi anni, degna di nota sono i suoi 33 aritcoli, tutti sui Diritti Umani.
Per quanto riguarda la situazione della donna sudafricana esiste, nelle aree di cui permane il Diritto Tradizionale, una concezione patriarcale della famiglia, con conseguente declassamento della figura della donna. Punto critico e discusso è stato il riconoscimento del matrimonio pligamico, proprio nel Diritto Tradizionale, che comunque oggi è riconosciuto dalla Costituzione.
Passando all'analisi dell'evoluzione della legge che regola l'interruzione volontaria della gravidanza si deve iniziare dalla legge del 1975 che prevedeva numerosi adempimenti e requisiti, per poi passare a quella del 1996 che, al contrario della precedente, ha garantito la libertà di accesso al trattamento a tutte le donne che ne facciano richiesta, entro le 12 settimane, o siano in possesso di requisiti, senza distinzioni di razza. Questa legge ha abbattuto del 90% il tasso di mortalità. Criticata è invece la previsione della legge che permette di ricorrere all'interruzione della gravidanza sin dai 12 anni senza l'obbligo del consenso dei genitori. Infine l'emendamento del 2004 ha aggiunto nuove norme che prevedono una più capillare distribuzione dei servizi, incrementando sia le strutture sul territorio sia il personale stesso, al fine di permettere libero accesso alla procedura per un maggior numero di donne.
In ultimo, Lucaferri ha evidenziato che l'ordinamento sudafricano attribuisce alcuni diritti al nascituro, come la possibilità di ereditare e di avere diritti di proprietà nonché, ad esempio, il diritto di agire per il risarcimento dei danni subiti dall'uccisione del padre avvenuta durante la gravidanza.
non si capisce nu cazz
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