venerdì 20 agosto 2010
dal Blog di Beppe Grillo
L'assassinio di una donna è normalità, notizia quotidiana da sorseggiare con il caffè al bar. Nessun soldato dell'ONU o della NATO interverrà per salvare dagli orchi italiani una donna. Nessuna prima pagina del TIME sul massacro rosa del Bel Paese. Le Morti Rosa sono oggetto di dotte analisi nelle terze pagine dei giornali, argomenti per discussioni sociologiche e letterarie, per studi sulla depressione maschile, sulla contrapposizione uomo/donna, sulla società consumistica, sul maschio senza più sicurezze. A morire è però sempre la donna tra le mura di casa o in mezzo a una strada dove viene costretta dai suoi aguzzini. E' una mattanza. La caccia alle streghe si è evoluta dal rogo alle mille e una morte.
L'Italia non ha mai avuto una donna alla presidenza della Repubblica o del Consiglio, i parlamentari sono da sempre in assoluta maggioranza uomini. I manager delle grandi industrie sono uomini con poche eccezioni, lo sono i responsabili delle principali Istituzioni che contano, delle grandi banche, di tutti gli apparati militari e paramilitari, dei maggiori quotidiani. La donna ha una paga inferiore. è licenziata se aspetta un bambino. La donna oggetto è ovunque, rappresentazione di una società malata: dai culi della televisione alle tette delle riviste, al lettone di Papi. Rifiutarsi ai desideri del vicino, dell'amico, del marito è un'offesa che va lavata con il sangue. In Italia è stato abolito il delitto d'onore, è rimasto il delitto, ma senza l'onore.
Time magazine devoted a cover to Aisha, a young Afghan mutilated nose and ears by the Taliban for having left his house (the Taliban later denied that they were the executioners, ed.) Our soldiers are in Afghanistan for this, to bring civilization to benighted minds by religious fanaticism is a mission of peace and civilization while in Italy is implementing a social butcher women. They kill more former girlfriends at a time, it invests his wife with the car, stab companion-sister-mother-in-law, all together, fists in rage kills the first woman you meet on the street, is drowning his girlfriend in the bathtub , is thrown from the balcony of her friend, her lover is buried alive. The more sober simply shoot a gun regularly reported. Italian male to the murderous fantasy is there.
The murder of a woman is normal, daily news by sipping coffee at the bar. No soldier of NATO or the UN will intervene to save an Italian woman from the orcs. No front page of TIME on the massacre of pink Bel Paese. The Dead Rose are the subject of scholarly analysis on the third page of the newspapers, sociological and literary topics for discussion, for studies on male depression, on the opposition man / woman on the consumer society, the male no longer certainties. To die is not always the woman behind the walls of your home or on the street where it is forced by his jailers. And 'a massacre. The witch hunt has evolved from the stake to a thousand and one death.
Italy has never had a woman as President of the Republic or the Council, MPs have always been men in absolute majority. Managers of large companies are men, with few exceptions, they are the leaders of major institutions that matter, the big banks, all the military and paramilitaries, the major daily newspapers. Women have less pay. is dismissed if expecting a baby. The woman is everywhere object representation of a sick society: from television to asses tits magazines, the Latvian Papi. Refuse the wishes of his neighbor, the friend, the husband is an offense that should be washed with blood. In Italy it was abolished the crime of honor, was the crime, but without the honor.
mercoledì 21 luglio 2010
lunedì 19 luglio 2010
venerdì 2 luglio 2010

NY, 30 giugno 2010 – Si è celebrato un grande successo per la società civile, in particolar modo per le oltre 300 donne di tutto il mondo che fanno parte della Campagna internazionale, sostenuta anche da AIDOS (Associazione italiana donne per lo sviluppo), GENDER EQUALITY ARCHITECTURE REFORM (GEAR) impegnata da quattro anni nel chiedere alle Nazioni Unite la creazione di una nuova e più efficiente agenzia per i diritti delle donne, che promuova l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne nel mondo. Il 30 giugno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la nuova agenzia UN Women che sarà operativa dal 2 luglio 2010 e che vede la fusione di quattro istituti impegnati da tempo a sostenere i diritti delle donne presso le Nazioni Unite: UN Development Fund for Women (UNIFEM), Division for the Advancement of Women (DAW), International Research and Training Institute for the Advancement of Women (INSTRAW) e l’Office of the Special Adviser to the UN Secretary-General on Gender Issues and Advancement of Women (OSAGI).
It's born "A WOMEN" THE NEW AGENCY FOR THE RIGHTS OF WOMEN WORKING AT THE UNITED NATIONS
NY, June 30, 2010 - We celebrated a major success for civil society, particularly for the more than 300 women from around the world who are part of the international campaign, supported by AIDOS (Italian Association for Women in Development), GENDER EQUALITY ARCHITECTURE REFORM (GEAR) engaged for four years at the United Nations in calling for the creation of a new and more effective agency for women's rights, promoting gender equality and women's rights in the world. On 30 June the UN General Assembly established the Women A new agency will be operational by July 2, 2010 and sees the merger of four institutions involved from time to support women's rights at the United Nations: UN Development Fund for Women (UNIFEM), Division for the Advancement of Women (DAW), International Research and Training Institute for the Advancement of Women (INSTRAW) and the Office of the Special Adviser to the UN Secretary-General on Gender Issues and Advancement of Women (OSAGI ).
mercoledì 23 giugno 2010
Dichiarazione Parlamentare congiunta italo-spagnola

i grandi assenti dai programmi per la salute materno - infantile
Dichiarazione Parlamentare congiunta italo - spagnola in vista del Vertice G8 e del Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio
Roma, 22 giugno 2010 – L’incontro del Gruppo di lavoro parlamentare italiano “Salute globale e diritti delle donne”, coordinato dalla sen. Francesca Marinaro, e dell’Intergruppo Parlamentare spagnolo “Popolazione, sviluppo e salute riproduttiva”, svoltosi a Roma presso il Senato della Repubblica, si è concluso con l’adozione di una Dichiarazione parlamentare congiunta che chiede “Un impegno chiaro per la salute delle donne”.
A una settimana dal Vertice G8, l’incontro fra i Gruppi parlamentari, entrambi bipartisan, organizzato con la collaborazione tecnica di AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, e della Federazione per la pianificazione familiare statale spagnola, ha sottolineato la necessità che i Governi europei e l’Unione Europea assumano un chiaro impegno politico e finanziario a sostegno della salute sessuale e riproduttiva e dei diritti delle donne nel Sud del mondo, stanziando un finanziamento aggiuntivo di 12.800 milioni di dollari l’anno e l’effettiva disponibilità di strumenti e materiali di consumo per la salute sessuale e riproduttiva presso i servizi sanitari.
“Ho aderito al Gruppo a novembre con la partecipazione a uno Study Tour in Burkina Faso organizzato da AIDOS dove ho visitato il Centro per la salute delle donne sostenuto dall’organizzazione. Da queste popolazioni, e in particolare dalle donne – dichiara la sen Rita Ghedini - dipende anche lo sviluppo dei paesi europei.”
Su questi temi, “preoccupa la diminuzione dell’attenzione politica a livello europeo - aggiunge la sen. Emma Bonino, Vice Presidente del Senato - sappiamo che anche il nostro paese sta pensando ad altro, ma proprio per questo è importante che lavoriamo su queste tematiche per seminare per il futuro.”
“Gli attuali tagli dei finanziamenti in Italia rendono ancora più necessaria una convergenza su posizioni comuni in vista del Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) che si terrà a settembre – dichiara la sen. Francesca Marinaro – unita a una visione del futuro che sia capace di cogliere le opportunità di cambiamento che la grave crisi economica che stiamo ancora vivendo può offrire.”
The sexual and reproductive health and rights of women,
absent from the major health programs - maternal child
Statement by the Parliamentary Joint Italian - Spanish for the summit of the G8 Summit and the UN Millennium Development Goals
Rome, June 22, 2010 - The meeting of the Italian Parliament's Working Group "Global health and women's rights", coordinated by sen. Francesca Marinaro, and Spanish Parliamentary Intergroup "Population, Development and Reproductive Health", held in Rome at the Senate, it was concluded with the adoption of a Parliamentary Joint Declaration that calls for "A clear commitment to women's health ".
A week before the G8 summit, a meeting between the parliamentary groups, both bipartisan, organized with the expertise of AIDOS, Italian Association for Women Development and Family Planning Federation of the Spanish state, stressed the need for governments Europe and the European Union take a clear political commitment and financial support of sexual and reproductive health and rights of women in the South, allocating additional funding of 12.8 billion dollars a year and the actual availability of tools and materials consumption for the sexual and reproductive health in health services.
"I joined the Group in November with participation in a Study Tour in Burkina Faso where I visited AIDOS organized by the Center for Women's Health supported by the organization. From these populations, and especially women - says Rita sen Ghedini - also depends on the development of European countries. "
On these issues, "worries the diminished policy at European level - adds sen. Emma Bonino, Vice President of the Senate - we know that our country is thinking of something else, but that is why it is important that we work on these issues to sow for the future. "
"Today's funding cuts in Italy make it even more necessary convergence on common positions ahead of the Summit of the United Nations Millennium Development Goals (MDGs) to be held in September - says sen. Francesca Marinaro - combined with a vision of the future that is able to seize opportunities for change that the severe economic crisis that we are still living can offer. "
martedì 8 giugno 2010
Women Deliver 2010

La Conferenza mondiale chiede 12 miliardi di dollari l’anno in più
per la salute materna e riproduttiva
Washington, lunedì 7 giugno. Inizia oggi la più grande Conferenza organizzata da più di dieci anni sulla salute e l’empowerment delle donne. L’obiettivo è promuovere un aumento dei fondi a sostegno della salute materna,
riproduttiva e neonatale pari a 12 miliardi di dollari all’anno. A Women Deliver 2010oltre 3.000 rappresentanti provenienti da circa 140 paesi si sono riuniti per sottolineare l’urgente bisogno di salvare la vita delle oltre 350.000 donne che muoiono ogni anno per cause legate alla gravidanza o al parto.
“Sono necessari 24 miliardi di dollari l’anno per risolvere i problemi di mortalità materna e neonatale e fornire gli strumenti per la contraccezione - dice Daniela Colombo, Presidente di AIDOS che partecipa alla conferenza -vale a dire 4,5 dollari per ogni donna che ne necessita. In questo modo salveremmo la vita al 70% delle donne e al 44% dei neonati”. Soluzioni efficaci e sostenibili per prevenire la mortalità materna sono già disponibili. Il Guttmacher Institute e l’UNFPA - Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione stimano che garantire
l’accesso ai moderni sistemi di contraccezione può ridurre di un terzo la mortalità materna. “Circa 215 milioni di donne nel mondo non intendono affrontare una gravidanza o vorrebbero posticiparla, ma non hanno accesso a metodi contraccettivi moderni. - dice Paola Cirillo Responsabile AIDOS dei progetti in Africa e Medio Oriente - Assicurare l’accesso a cure specializzate prima, durante e dopo la gravidanza e il parto, incluse le cure ostetriche, è un altro dei bisogni fondamentali a cui trovare una soluzione. Inoltre un accesso a un aborto sicuro, quando e dove legale, aiuterebbe a ridurre la mortalità materna. Attualmente circa 70.000 donne muoiono ogni anno per aborti clandestini.”“Le donne producono enormi benefici economici e sociali per le loro famiglie, comunità e nazioni. - dice Jill Sheffield, Presidente di Women Deliver - Abbiamo fatto grandi progressi sulla salute materna in molte zone del mondo, ma i nostri leader devono ancora comprendere che questo successo è fondamentale anche per lo sviluppo globale in termini economici, di benessere e per la sicurezza delle nazioni. Se le donne sopravvivono, le famiglie e le società prosperano.”
Tra i partecipanti alla Conferenza Women Deliver ci saranno il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Kimoon, la Ministra della Sanità statunitense Kathleen Sebelius, la Presidente del Cile Michelle Bachelet, la Direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Margaret Chan, Melinda Gates, Arianna
Huffington, Christiane Amanpour, Ashley Judd e Christy Turlington. Questa è la prima volta che il Segretario generale assieme a 5 agenzie delle Nazioni Unite partecipano ad una conferenza esterna alle Nazioni Unite.L’incontro si svolge a Washington DC dal 7 al 9 giugno. La scelta di questo luogo rappresenta un ritorno degli Stati Uniti come forte partner nella promozione della salute materna e riproduttiva globale. La Conferenza arriva in un momento critico, a tre settimane dal Summit del G8 che si terrà in Canada, dove la salute materna e
riproduttiva sarà tra i temi fondamentali da affrontare. La comunità internazionale non ha dedicato finanziamenti sufficienti per la salute materna e riproduttiva. Il risultato è che pochi tra i paesi donatori sono sulla giusta strada per raggiungere il quinto Obiettivo di sviluppo del Millennio, che prevede di ridurre di tre quarti la mortalità materna e assicurare l’accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015.
Per maggiori informazioni su Women Deliver : http://womendeliver.org/
The World Conference calls for 12 billion dollars a year more
for maternal and reproductive health
Washington, Monday, June 7. Start today the largest conference organized by more than ten years on the health and empowerment of women. The objective is to promote increased funding in support of maternal health,reproductive and neonatal 12 billion dollars a year. At Women Deliver 2010oltre 3000 representatives from 140 countries came together to highlight the urgent need to save the lives of more than 350,000 women die each year from causes related to pregnancy or childbirth.
"We need $ 24 billion a year to solve the problems of maternal and neonatal mortality and provide the means for contraception - says Daniela Colombo, President of AIDOS participating in the conference-that is, $ 4.5 for every woman who needs it. In this way save the lives of women and 70% to 44% of infants. "Effective and sustainable solutions to preventing maternal mortality are already available. The Guttmacher Institute el'UNFPA - United Nations Fund for Population estimate that ensure access to modern contraception can reduce maternal mortality by one third. "About 215 million women worldwide do not intend to become pregnant or wish to postpone it, but have no access to modern contraceptive methods. - Paola Cirillo says Head AIDOS projects in Africa and the Middle East - Ensuring access to specialized care before, during and after pregnancy and childbirth including obstetric care, is another basic need to find a solution. In addition, access to safe abortion, when and where legal, would help reduce maternal mortality. Currently, about 70,000 women die each year from illegal abortions. "" Women produce huge economic and social benefits for their families, communities and nations. - Said Jill Sheffield, President of Women Deliver - We have made great progress on maternal health in many areas of the world, but our leaders have yet to understand that this success is also crucial for global development in terms of economy, welfare and safety of nations. If the women survive, families and companies thrive. "
Among those attending the Women Deliver conference will be the United Nations Secretary-General Ban Kimoon, the Minister of Health U.S. Kathleen Sebelius, the Chilean President Michelle Bachelet, the Director General of the World Health Organization (WHO) Dr Margaret Chan, Melinda Gates , Arianna Huffington, Christiane Amanpour, Ashley Judd and Christy Turlington. This is the first time that the Secretary-General along with five United Nations agencies participating in a conference outside Unite.L Nations' meeting held in Washington DC June 7 to 9. The choice of this place represents a return of the United States as a strong partner in promoting maternal and reproductive health globally. The conference comes at a critical moment, three weeks from the G8 Summit to be held in Canada, where the maternal health and reproductive health will be among the key issues to be addressed. The international community has not devoted sufficient funding for maternal and reproductive health. The result is that few among the donor countries are on track to achieve the fifth Millennium Development Goal, which aims to reduce by three quarters the maternal mortality and ensuring universal access to reproductive health by 2015.
giovedì 27 maggio 2010
LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. A LETTO CON IL NEMICO?
Ciò che maggiormente stupisce è il fatto che queste violenze si verificano all’interno delle quattro pareti di casa, in un luogo che dovrebbe essere sicuro, e ad opera di un familiare, soprattutto del partner. Per questo la violenza sulle donne si definisce “violenza domestica”.
Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) chi subisce tali forme di violenza può sviluppare problemi psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress e molti altri. Le condizioni di chi subisce la violenza sono tanto più gravi quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un legame consanguineo tra l'aggressore e la vittima. Dal punto di vista fisico le violenze domestiche possono generare gravi danni permanenti e portare difficoltà del sonno o nella respirazione. Le conseguenze della violenza domestica protratta nel tempo lasciano segni anche sul piano relazionale perché le vittime che la subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici.
Troppo spesso purtroppo le donne, per paura o per vergogna, non denunciano i soprusi subiti e il problema viene sottostimato.
Per quanto riguarda l’Italia, l’ultima indagine dell’ISTAT sulla violenza contro le donne risale al 2006 (ma i dati sono stati pubblicati solo nell’ottobre 2009 e raccolti in un libro). L’indagine Multiscopo sulla sicurezza delle donne è stata condotta su un campione di 25mila donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni e i dati emersi parlano di milioni di donne che hanno subito violenza dal partner o dall’ex partner.


Già nel 2005 un altro rapporto, dell’EURES-ANSA, aveva denunciato il fatto che un omicidio su quattro in Italia avviene in casa e che il 70% delle vittime sono donne, mentre l’80% degli autori del delitto sono uomini.
Queste ricerche sono purtroppo sempre troppo poche, tant’è vero che anche Amnesty International da anni sta perorando la causa presso i governi di tutto il mondo: la richiesta è che vengano fatte maggiori ricerche e si porti alla luce la reale situazione femminile.
La violenza contro le donne nelle relazioni intime non è confinata ad un particolare sistema politico o economico, ma è comune a ogni società e cultura. Per restare in Europa i dati diffusi nel 2005 relativi a una ricerca condotta proprio da Amnesty International, rivelano che in Francia ogni 4 giorni una donna muore a seguito di percosse da parte del partner; mentre in Gran Bretagna due donne a settimana vengono uccise dai loro partners attuali o passati.
il pregiudizio per cui la violenza domestica sarebbe più diffusa nelle classi sociali povere o con particolari problemi di emarginazione si è dimostrata infondata in quanto ricerche più attuali hanno mostrato come la violenza nelle relazioni intime possa verificarsi indipendentemente dalla ricchezza o dal ceto sociale.
In Italia, secondo la ricerca dell’Istat (Indagine Multiscopo), i dati sono i seguenti:


In molte società, non ultima quella italiana, le relazioni di potere storicamente inique tra uomini e donne vengono riprodotte all’interno del nucleo familiare. Non per nulla in Italia è nelle regioni del Sud che si alza il livello e la quantità della violenza sulle donne. Spesso i diritti delle donne sono negati da atteggiamenti discriminatori del partner, dei componenti della famiglia e della comunità.

Le ricerche di Amnesty International indicano che le violenze contro le donne nelle relazioni intime possono essere di vario tipo: di solito la principale, nella maggior parte dei Paesi, è quella basata sul controllo della sessualità femminile che può portare ad episodi di violenza sessuale anche sotto forma di incesto. Un’altra forma di violenza, presente anche in Italia, è quella di impedire alla donna l’uso dei contraccettivi e la decisione del momento in cui avere rapporti sessuali per evitare di restare in cinta. Spesso alle donne viene negata anche l’informazione sanitaria relativa alla sfera riproduttiva. In molti paesi poi si impone alle donne la mutilazione genitale affinché esse non possano provare piacere durante i rapporti e restino così fedeli all’uomo che è stato scelto per esse.
A dominare sulla vita della donna sono gli uomini della famiglia, che siano padri, mariti, fratelli o altri componenti maschili.
A questi uomini è permesso dagli “usi e costumi” di avere il controllo sulla donna anche attraverso il controllo del reddito familiare. L’uomo o non permette alla donna di lavorare o si appropria del salario della donna che lavora. Spesso poi limita la libertà di movimento della donna e la controlla sotto ogni aspetto: da quello del vestiario alle telefonate che fa o a chi incontra per strada.
Questi uomini vengono aiutati dalla società, che spesso disapprova ad esempio l’essere single di una donna o l’essere ragazza-madre. Si forma attorno a queste donne un alone di riprovazione che spesso le umilia e le rende schiave a causa di un malsano sentimento di vergogna. Si sente ancora oggi spesso parlare di onore e reputazione per quanto riguarda ambiti, come quello delle scelte personali e sessuali, che nulla con l’onore hanno a che vedere (anzi!). La libertà individuale viene così barattata con la schiavitù sociale.
Le leggi italiane che possono essere applicate in sede di giudizio
In Italia alcune leggi sono state fatte a tutela delle donne vittime di violenza. Le principali sono:
Legge 15 febbraio 1996, n. 66
Tale legge qualifica la violenza contro le donne come delitto contro la libertà personale, innovando la precedente normativa, che la collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
In particolare, è stata introdotta la definizione di un'unica ipotesi di reato denominato “atti sessuali”, includendo così, in tale espressione, anche quei casi in cui non vi è stato un contatto fisico tra vittima e aggressore. La precedente normativa prevedeva infatti sia l'ipotesi di violenza carnale, sia l'ipotesi di atti di libidine con applicazione di pene differenti.
Legge 5 aprile 2001, n. 154
sull'allontanamento del familiare violento per via civile o penale, che introduce nuove misure volte a contrastare in maniera incisiva i casi di violenza all’interno delle mura domestiche.
Legge 29 marzo 2001, n. 134 e nr. 60
sul patrocinio a spese dello Stato alle donne violentate e maltrattate senza mezzi economici.
Del Codice Penale invece citiamo i seguenti articoli che debbono essere tenuti in conto per eventuali denunce, poiché la violenza contro le donne può ricadere in ciascuno di essi:
art. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza familiare;
art. 571 - Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
art. 572 - Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli;
art. 575 - Omicidio;
art. 580 - Istigazione o aiuto al suicidio;
art. 581 - Percosse;
art. 582 - Lesione personale;
art. 583 bis - Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
art. 594 - Ingiuria;
art. 595 - Diffamazione;
art. 605 - Sequestro di persona;
art. 609 bis -Violenza sessuale;
art. 609 octies - Violenza sessuale di gruppo;
art. 610 - Violenza privata;
art. 612 - Minaccia;
art. 616 - Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza;
art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
art. 617 bis - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
art. 660 - Molestia o disturbo alle persone.
Riconoscere il comportamento dell’uomo pericoloso
Un aiuto fondamentale alle donne che potrebbero subire violenza è naturalmente dato dalla prevenzione, che inizia con il saper riconoscere i segnali, ovvero i comportamenti tipici dell’uomo pericoloso.
Il corpo dei Carabinieri rende noto che, contrariamente al pensiero comune, non è l’abuso di alcool o di stupefacenti la causa della violenza sulle donne, bensì il desiderio dell’uomo di dominare completamente la “sua” donna. Che essa sia la moglie, la sorella, la figlia o l’amante.
Quest’uomo vuole sentirsi potente e per farlo deve attuare una serie di comportamenti, come azioni di comando e punitive, nei confronti delle femmine del suo clan.
Di solito gli abusanti sono soggetti estremamente insicuri nella vita sociale, che non hanno grandi possibilità di sfogo né relazioni sociali appaganti. Per questo trovano più facile colpire gli appartenenti al nucleo familiare, soprattutto se i membri della famiglia hanno bisogno di loro per il sostentamento.
Chi abusa delle donne, secondo i dati raccolti dal corpo dei Carabinieri, di solito riesce a rendere la vittima così assuefatta dallo stato di cose che si è creato nel proprio ambiente domestico, da non riconoscere nemmeno che si tratta di reati.
Di solito l’uomo violento tende a isolare la vittima delle sue angherie: la donna diventa così sempre più introversa, non ha più voglia di avere contatti con il mondo esterno e non si rende conto che questo è un problema psichico grave. A ciò si accompagna la perdita dell’autostima e un’ipercriticità verso sé stessa. La ragione di ciò è che l’uomo la umilia costantemente e pubblicamente per renderla sempre più debole e succube.
Il comportamento del violento tende poi a generare paura distruggendo oggetti ai quali la donna vittima è legata affettivamente e nel far questo se la può prendere anche con gli animali domestici cui la donna è affezionata.
Quest’uomo usa anche minacce verbali e parole che denigrano la vittima (ad esempio frasi del tipo: “tu non capisci niente”, “sei una stupida”, “non ne combini mai una giusta”, “non sei capace di fare niente”, ecc.) che a lungo andare purtroppo si convince di essere inferiore e la rendono servile nei confronti dell’uomo-padrone.
Questa “operazione” denigratoria si insinua anche in tutte le aperture al mondo esterno della donna. Se ad esempio la donna lavora, l’uomo violento inizierà ad ostacolarne l’attività in tutti i modi possibili, rendendola sempre più tesa e causandole problemi professionali.
Purtroppo le donne vittime di simili oppressioni alla lunga non riescono più a reagire. Quando trovano la forza di farlo, e manifestano la volontà di lasciare il nucleo familiare, vengono minacciate dall’uomo di essere private dei figli. Alla fine queste donne, completamente annichilite, non riescono più nemmeno a dare il giusto peso alle proprie esperienze. La maggior parte di esse è convinta che si tratti di una situazione nella norma e nega ogni fatto di violenza.
Come difendersi
La prima cosa da fare è quella di rompere l’isolamento e trovare la forza di parlare anche solo con un’amica, di ciò che avviene tra le mura domestiche. Spesso il parlarne fa comprendere alla stessa vittima che si tratta di azioni gravi, e se poi riesce a confrontarsi con altre donne, capisce che la sua situazione non è assolutamente nella norma.
A supporto delle donne vittime di violenza in Italia è stato istituito il 1522, il numero verde Antiviolenza Donne attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2006. Il numero è attivo 24 ore su 24 ed è gratuito sia dal telefono fisso che dal cellulare.
A questo numero rispondono delle donne, delle operatrici che offrono informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati ai quali le donne vittime di violenza possono accedere dalla loro zona di residenza. A chiunque telefoni è garantito l’anonimato.
Un ulteriore strumento informativo per la donna vittima di violenza è il sito www.antiviolenzadonna.it che fornisce contatti, informazioni, materiale e studi effettuati e dove ogni donna si può confrontare.
Per richieste di chiarimenti si può mandare un’e-mail a: violenza.po@governo.it
Quando la donna si decide a denunciare il proprio aguzzino, deve pensare subito a come poterlo fare senza correre rischi, e per evitarli la sua denuncia deve andare a buon fine. La prima cosa da fare in questo senso è procurarsi dei testimoni e delle prove (ad esempio referti, oggetti che si trovano in casa e che dimostrino le percosse o le minacce fisiche ricevute – per esempio un’arma). Tali prove vanno portate subito con sé nel luogo dove ci si reca a sporgere denuncia.
Quando la società è contro la donna
Ma non tutti i Paesi danno la possibilità di denunciare gli abusi subiti con la sicurezza di essere tutelate in maniera soddisfacente.
Ad esempio in alcuni Paesi (Italia compresa) delitti e crimini passionali compiuti in nome dell’onore concedono notevoli attenuanti al colpevole; inoltre in molti Paesi (non l’Italia) è consentito lo stupro come arma di guerra e – aggiungendo danno al danno - le vittime di stupro vengono ripudiate dai mariti perché “disonorate”.
Ma una forma sociale ostile, vigente anche nella società italiana, è quella dell’accettazione di un matrimonio violento solo perché altrimenti, con un divorzio, si getterebbe discredito sulla famiglia.
L’oppressione della famiglia nonché un insano riconoscimento di valori morali, religiosi e sociali (usi e costumi atavici) può portare a conseguenze estreme quali la tratta delle donne, il baratto delle bambine per sanare i debiti familiari, la schiavitù sessuale, la vendita delle donne a scopo di prostituzione, l’obbligo per una ragazza di avere una dote al momento del matrimonio – che può sfociare persino nell’omicidio se la famiglia del marito non si ritiene soddisfatta aspettandosi di ricevere di più dal punto di vista economico.
In tutti questi casi e molti altri alla donna non vengono riconosciuti i propri diritti. Per questo Amnesty International si batte da anni affinché la violenza sulle donne venga considerata una violazione dei diritti umani e pertanto punita a livello internazionale laddove non intervengano le leggi interne dei singoli Paesi.
Quando le leggi sono contro le donne
Purtroppo in diversi Paesi ci sono anche leggi discriminatorie nei confronti della donna, ad esempio quelle che regolamentano il divorzio, o l’affidamento dei minori, o l’eredità, l’impiego e persino il diritto di proprietà.
Questa situazione ha fatto sì che il Segretario Generale delle Nazioni Unite alla data dell’8 marzo 2007, Ban Ki-Moon, in occasione della festa delle donne, affermasse che:
La violenza contro le donne e le ragazze continua con la stessa intensità in ogni continente, Paese e cultura. Questa impone un devastante dazio sulla vita delle donne, sulle loro famiglie e sull’intera società. La maggior parte delle società proibiscono questo genere di violenza – in realtà questa è ancora troppo spesso coperta o tacitamente condonata.
Secondo le statistiche allo studio dell’ONU, infatti, “per le donne di età compresa tra i 15 e 44 anni, la violenza è una delle maggiori cause di morte e disabilità”.
La limitata disponibilità di servizi e la paura impediscono alle donne di chiedere assistenza e un risarcimento. Secondo uno studio pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2005 sulla base dei dati raccolti tra 24.000 donne di 10 Paesi, tra il 55% e il 95% di quelle che hanno subito abusi sessuali dai propri partner non hanno mai contattato ONG, ricoveri o la polizia per chiedere aiuto.
Tra i dieci Paesi monitorati dallo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità, più del 50% delle donne in Bangladesh, Etiopia, Perù e Tanzania hanno riferito di aver subito violenze fisiche o sessuali da parte dei partner, con cifre che raggiungevano il 71% nelle zone rurali dell’Etiopia. Solo in un Paese (il Giappone) meno del 20% delle donne hanno riferito di incidenti legati alla violenza domestica.
Ma non si creda che la violenza, come abbiamo già riportato, sia solo una pratica dei Paesi africani, asiatici o sudamericani: un precedente studio dell’OMS ha riscontrato infatti che il numero di donne che hanno subito abusi fisici dai propri partner o ex partner negli Stati Uniti è pari al 22%.
Secondo i dati riportati sul sito dell’ONU Italia, “il costo economico della violenza contro le donne è considerevole – un rapporto del 2003 del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti (CDC) ha stimato che il costo della violenza intima da parte del partner, nei soli Stati Uniti supera i 5,8 miliardi di dollari: 4,1 miliardi vanno direttamente per servizi medici e sanitari, mentre le perdite di produttività raggiungono quasi il valore di 1,8 miliardi di dollari. La violenza contro le donne impoverisce gli individui, le famiglie e le comunità, riducendo lo sviluppo economico di ogni nazione”.
Per questo nel 1996 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il Fondo delle Nazioni Unite in supporto delle azioni per eliminare la violenza contro le donne. Il Fondo è il solo meccanismo multilaterale di garanzia che supporta gli sforzi locali, nazionali e regionali per combattere la violenza e finora ha assegnato più di 19 milioni di dollari a 263 iniziative affrontare la violenza contro le donne in 115 Paesi. Questo fondo è gestito dalla UNIFEM e per avere maggiori informazioni al riguardo basta visitare il sito: www.unifem.org
Eliminare la violenza contro le donne si può
La giornata del 25 novembre è stata proclamata giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche questa iniziativa è dell’ONU, e tale giornata, della quale purtroppo in troppi Paesi tra i quali l’Italia si parla ben poco, esiste fin dal 1998.
Spunto di riflessione è stato il rapimento seguito dallo stupro, dalla tortura e dall’assassinio di tre sorelle (Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal) che venne effettuato ad opera di agenti segreti del servizio militare della Repubblica Dominicana, essendo le tre donne ritenute attiviste della lotta di liberazione della della Repubblica dal dittatore Trujillo (1930-1961). Queste tre donne sono divenute il simbolo – nel Sud America come nel resto del mondo - della violenza maschile perpetrata sulle donne.
E tornando ai dati italiani, solo nel 2006 le donne vittime di violenza sono state oltre il 5% delle cittadine italiane: 1.150.000 donne che hanno subito violenza sessuale, fisica, o tentativi di stupri. Per la maggior parte ad opera del partner (il 70%) o di un conoscente. Raramente la violenza è stata operata da uno sconosciuto. E il dato più sconcertante è che 1.600.000 ragazze hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni. E, ripetiamo, stiamo parlando dell’Italia.
Intanto l’OMS ha predisposto una banca dati sulla violenza contro le donne e sulla salute delle donne. Lo scopo è quello di intraprendere ricerche a livello internazionale e stilare una serie di linee guida per comprendere e combattere il fenomeno.
Di conseguenza la banca dati dell’OMS comprende tutti i dati e le informazioni provenienti dagli studi sulla violenza fisica o sessuale contro le donne ad opera di partner o ex partner, grazie alla collaborazione di una rete di ONG e di associazioni nonché da giornalisti specializzati nel settore (ce ne sono 3.500). Nella banca dati troveremo pertanto rapporti di ricerche quantitative ma anche articoli ed è tutto reperibile gratuitamente dai Paesi in via di sviluppo o a pagamento dai Paesi “sviluppati”.
Un dato importante che si sta costruendo è l’incidenza della violenza sulla salute delle donne e per questo l’OMS ha creato un protocollo di ricerca multi-nazionale finalizzato a ottenere stime attendibili sulla frequenza della violenza contro le donne nei diversi paesi e accertare le conseguenza perlla salute della violenza domestica contro le donne. Infine, tale protocollo sarà utile per individuare ed eventualmente confrontare fra loro le strategie di lotta contro la violenza sulle donne e i servizi cui le donne stesse ricorrono in caso di violenza.
La speranza è che i vari Stati collaborino allo scopo di eliminare questa piaga sociale e che prendano seriamente in considerazione i dati emersi dalle ricerche in modo tale che politica e organizzazioni femminili attive in questo campo possano finalmente dialogare e sviluppare delle sinergie concrete, modificando le leggi laddove sia necessario e modificando il modo di pensare di molta gente rimasta all’epoca dell’oscurantismo più terribile.
VIOLENCE AGAINST WOMEN. IN BED WITH THE ENEMY?
Around the world millions of women subjected to violence of all kinds: physical or psychological. They are often raped, but women are also beaten or threatened with beatings and death, and left to live in fear.
What is most surprising is the fact that this violence occurs within the four walls of home, a place that should be safe, and by a family, especially your partner. That is violence against women is defined as "domestic violence".
The WHO (World Health Organization) who suffer these forms of violence may develop psychological problems such as depressive syndromes, somatic problems such as tachycardia, symptoms of anxiety, tension, guilt and shame, low self-esteem, post-traumatic stress disorder and many others. The conditions of those who suffer violence are even more serious as the violence continues over time, or as a link exists between the sibling aggressor and the victim. In terms of physical domestic violence can lead to serious permanent damage and result in breathing or sleeping difficulties. The consequences of domestic violence over extended periods of time-marking also on the relational because the victims often face losing their jobs, home, friends.
Too often, unfortunately, women, out of fear or shame, do not report the abuses occurred, and the problem is underestimated.
As regards Italy, the latest ISTAT survey on violence against women dates back to 2006 (but the data have been published only in October 2009 and collected in a book). The Multipurpose survey on women's safety was conducted on a sample of 25 thousand women aged between 16 and 70 years and its findings speak to millions of women who suffered violence by partners or former partners.
Already in 2005 another report, EURES-ANSA, had complained that a murder takes place in four in Italy at home and that 70% of victims are women, while 80% of the authors of the crime are men.
These studies are unfortunately too few, so much so that Amnesty International is making the case for years with governments around the world: the request is made to be more research and bring to light the real status of women.
Violence against women in intimate relationships is not confined to a particular political or economic system, but is common to every society and culture. Staying in Europe to data released in 2005 related to research conducted by its Amnesty International, show that in France every four days a woman dies as a result of beatings by their partners, while in the UK two women a week are killed by their current or former partners.
the effect that domestic violence is more prevalent in poor social classes or those with particular problems of exclusion proved unfounded, as latest research showed that violence in intimate relationships is likely to occur regardless of wealth or social status.
In many societies, not least the Italian, the historically unequal power relations between men and women are played within the family. Not for nothing in Italy is in the South, which will raise the level and quantity of violence against women. Often, women's rights are denied by discriminatory attitudes of partners, family members and the community.
Amnesty International's research indicates that violence against women in intimate relationships may be of various types: usually the main one, in most countries, is based on the control of female sexuality that can lead to incidents of sexual violence even under form of incest. Another form of violence, also in Italy, is to prevent the female contraceptive use and the decision of when to have sex to avoid becoming pregnant. Often women are also denied information on reproductive health. In many countries then it requires women to genital mutilation so that they can not feel pleasure during intercourse and remain so loyal to the man who has been chosen for them.
Dominating the woman's life are the men of the family, who are fathers, husbands, brothers or other male members.
These men are allowed by the "customs" to have control over women through the control of the family income. The man or the woman can not work or takes possession of the wages of working women. Often restricts freedom of movement of women and the controls in every respect: that of the clothing that makes phone calls or who meets the road.
These men are helped by the company, which often disapproves such as being single or being a woman-girl mother. It forms a halo around these women to humiliate and condemn that often makes them slaves because of an unhealthy shame. It still feels today often speak of honor and reputation for areas, such as personal choice and sexual, with the honor they have nothing to do (anzi!). Individual freedom is then traded with the social slavery.
The Italian laws that can be applied in court
In Italy some laws were made to protect women victims of violence. The main ones are:
Law of 15 February 1996, n. 66
This law describes the violence against women as a crime against personal liberty, innovating the previous legislation, which placed it among the crimes against public morality and decency.
In particular, the introduction of a single definition of an offense called "sexual acts", thus including in that expression, even in those cases where there was physical contact between victim and aggressor. The previous law provided it is the case of rape, is the possibility of acts of lust with the application of different punishments.
Law of 5 April 2001, n. 154
sull'allontanamento of family violence by civil or criminal, which introduces new measures to counter significantly active cases of violence within the home.
Act March 29, 2001, No 134 and nr. 60
on legal aid to battered and abused women without financial means.
Instead of the Penal Code include the following items that must be taken into account for any complaints, because violence against women can fall in each of them:
art. 570 - Violation of the obligations of family support;
art. 571 - Abuse of the means of correction or discipline;
art. 572 - domestic violence, in or towards children;
art. 575 - Murder;
art. 580 - Inciting or assisted suicide;
art. 581 - Beating;
art. 582 - Personal injury;
art. 583 bis - practices of female genital mutilation;
art. 594 - Insult;
art. 595 - Defamation;
art. 605 - Kidnapping;
art. 609 bis-sexual violence;
art. 609 g - Sexual violence group;
art. 610 - domestic violence;
art. 612 - Menace;
art. 616 - Breach, subtraction and suppression of correspondence;
art. 617 - Cognition, interrupt or prevent illicit communications or telegraph or telephone conversations;
art. 617 bis - Installation of equipment designed to intercept or impede communication or telegraph or telephone conversations;
art. 660 - Harassment or disturbance to people.
Recognizing the dangerous behavior of man
A crucial aid to women who might suffer violence is of course given by the prevention, starting with the ability to recognize signals, the typical man's dangerous behavior.
The Carabinieri Corps has announced that, contrary to common thought, is not the abuse of alcohol or drugs the cause of violence against women, but the human desire to totally dominate "his" woman. That it is his wife, sister, daughter ol'amante.
This man wants to feel powerful and it must implement a set of behaviors, such as control actions and punitive towards the females of his clan.
Usually the abusers are extremely insecure people in society who do not have much chance to vent or satisfying social relationships. This is why people find it easier to hit him as the family, especially if family members need them for sustenance.
Abuser of women, according to data collected by the Carabinieri Corps, usually manages to make the victim so addicted to the state of things that you created in your home, do not even recognize that these crimes.
Usually a violent man tends to isolate the victim of his bullying: the woman becomes more and more introverted, he has no desire to have contact with the outside world and does not realize that this is a serious mental problem. This is accompanied by the loss of self and un'ipercriticità to herself. The reason for this is that the man constantly and publicly humiliate her to make it even more weak and submissive.
The violent behavior tends to create fear and destroy the objects to which the woman victim is emotionally tied to this and if can not take the pets with whom she is fond of her.
This man also used verbal threats and words that denigrate the victim (for example, phrases like "you do not understand anything," "You're an idiot", "do not ever combine a right", "you are not able to do anything" , etc.). in the long run, unfortunately, convinced to be less and make it subservient to man-master.
This "operation" smear creeps in all the openings to the outside world of women. For example, if the woman works, the violent man will hinder the activity in every possible way, making it more and more tense, causing her professional problems.
Unfortunately, women victims of such oppression in the long run no longer able to respond. When they find the strength to do it, and express their intent to leave their family home, are threatened by man to be deprived of their children. Eventually these women is completely annihilated, not even succeed in giving due weight to their experiences. Most of them are convinced that this is a normal situation and denies any occurrence of violence.
How to Defend Yourself
The first thing to do is to break the isolation and find the strength to even talk with a friend, of what happens in the home. Often, the talk is for the victim to understand that it is serious, and if you can deal with other women, he realizes that his situation is absolutely not normal.
In support of women victims of violence in Italy was established on 1522, the Women's Anti-violence hotline triggered by the Department for Equal Opportunities in 2006. The number is available 24 hours on 24 and is free from both the desk phone by phone.
To meet this number of women of transactions that contain valuable information and guidance to the health and social services to public and private, such as women victims of violence have access in their area of residence. To anyone who phones you anonymously.
Another information tool for women victims of violence is the site www.antiviolenzadonna.it providing contacts, information, material and studies and where every woman can compare.
For requests for clarification, you can send an email to: @ violenza.po governo.it
When a woman decides to terminate her tormentor, now has to think about how to do so safely, and to avoid the complaint must go through. The first thing to do in this regard is to get witnesses and evidence (eg reports, objects that are in the house showing that beatings and physical threats received - for example a weapon). Such evidence shall be immediately brought with him to the place where you are going to complain.
When society is against women
But not all countries offer the opportunity to denounce the abuse with the security of being protected in a satisfactory manner.
For example, in some countries (including Italy) crimes and crimes of passion carried out in the name of honor is providing significant mitigating the guilty also in many countries (not Italy) is allowed to rape as a weapon of war and - adding injury to injury - rape victims are rejected by their husbands because they "dishonored."
But a hostile social form, which also applies in the Italian society is that of acceptance of a violent marriage only because otherwise, with a divorce, it would throw discredit on the family.
The oppression of an insane family and recognition of moral values, religious and social (ancestral customs and habits) can lead to extreme consequences such as trafficking of women, barter for girls to heal the family debts, sexual slavery, the sale of women for prostitution, the requirement for a girl to have a dowry at marriage - which can result in the murder even though her husband's family is not satisfied expecting to receive more from the economic point of view.
In all these cases and many others do not recognize the woman's rights. This is why Amnesty International has been fighting for years for violence against women is considered a violation of human rights and therefore punished internationally not to intervene when the domestic laws of each country.
When laws are against women
Unfortunately, in many countries there are laws that discriminate against women, such as those governing divorce, or delegating them children, ol'eredità, use and even the right of ownership.
This situation has meant that the Secretary General of the United Nations on 8 March 2007, Ban Ki-Moon, on the feast of women, claimed that:
Violence against women and girls continues with the same intensity in every continent, country and culture. This imposes a duty on devastating the lives of women, their families and society as a whole. Most societies prohibit such violence - in fact this is still too often covered or tacitly condoned.
According to statistics from the UN study, in fact, for women aged between 15 and 44 years, violence is a major cause of death and disability. "
The limited availability of services and fear prevent women from seeking assistance and compensation. According to a study published by WHO in 2005 based on data collected from 24,000 women in 10 countries, between 55% and 95% of those who have been sexually abused by their partners had never contacted NGOs, shelters or the police for help.
Among the ten countries monitored by the World Health Organization study, over 50% of women in Bangladesh, Ethiopia, Peru and Tanzania reported having suffered physical or sexual violence by partners, with this figure reached 71% in rural areas of Ethiopia. Only in one country (Japan) less than 20% of women reported incidents of domestic violence.
But do not believe that violence, as we reported earlier, is only a practice in African countries, Asian or South American, a previous WHO study found that in fact the number of women physically abused by their partner or former partner in the U.S. is 22%.
According to data reported on the UN site Italy, "The economic costs of violence against women is considerable - a 2003 report from the Centers for Disease Control and Prevention, United States (CDC) has estimated that the cost of violence by intimate partners in the U.S. alone exceeds $ 5.8 billion: 4.1 billion going directly to medical and health services, while productivity losses account for almost 1.8 billion dollars. Violence against women impoverishes individuals, families and communities, reducing the economic development of every nation. "
This is why in 1996 the United Nations General Assembly established the United Nations Fund in support of the actions to eliminate violence against women. The Fund is the only multilateral security mechanism that supports the efforts of local, national and regional authorities to combat violence and to date has awarded more than $ 19 million to 263 initiatives to address violence against women in 115 countries. This fund is managed by UNIFEM and to learn more about it just visit: www.unifem.org
It' possible eliminate violence against women
The day of November 25 was declared International Day for the Elimination of Violence against Women. This initiative is the UN, and that day, which unfortunately in too many countries, including Italy we speak very little has existed since 1998.
Food for thought was the abduction followed by rape, torture and the assassination of three sisters (Patria, Minerva and Maria Teresa Mirabal), which was conducted by secret agents of the military service of the Dominican Republic, having considered the three women activists of the liberation struggle of the Republic from the dictator Trujillo (1930-1961). These three women have become the symbol - in South America and elsewhere in the world - of male violence perpetrated against women.
Returning to the Italian data, only 2006 women victims of violence were more than 5% of Italian women: 1,150,000 women who have suffered sexual violence, physical, or attempted rapes. For the most part by the partner (70%) or an acquaintance. Rarely, the violence was made by a stranger. It is the most disconcerting is that 1.6 million girls have been raped before the age of 16. And, again, we're talking about Italy.
Meanwhile the WHO has set up a database on violence against women and on women's health. The aim is to undertake international research and produce a set of guidelines for understanding and combating the phenomenon.
Consequently, the WHO database includes all data and information from studies on physical or sexual violence against women by partners or former partners, with the help of a network of NGOs and associations as well as journalists specializing in industry (there are 3,500). Therefore, we will find in the database but also quantitative research reports and articles is freely available from all countries, developing or paid by the "developed" countries.
An important fact that is being constructed is the incidence of violence on women's health and for this reason the WHO has created a multi-national research protocol designed to obtain reliable estimates of the frequency of violence against women in different countries and assess the Consequently for health of domestic violence against women. Finally, this protocol will be useful for a possible comparison between their strategies to combat violence against women and services to which women themselves have recourse in the event of violence.
The hope is that the various States cooperate in order to eliminate this social evil and to take seriously the information gleaned from the research so that policy and women's organizations active in this field can finally talk and develop concrete synergies, changes to the law where needed and changing the thinking of many people remained more terrible era of obscurantism.
domenica 23 maggio 2010
La famiglia sudafricana ed i diritti delle donne

Lo scorso 13 e 19 maggio si è tenuto a Roma, organizzato dalla Lidu - Lega Italiana dei Diritti dell'uomo - un convegno sui Diritti umani in Sudafrica. In particolare, la dott.ssa Laura Lucaferri, mediatrice familiare è invervenuta costruendo un ampio panorama sulla famiglia sudafricana ed i diritti delle donne. L'intervento ha focalizzato la sua attenzione sull'evoluzione dei Diritti Umani in Sudafrica, evoluzione che concretamente va ad incidere su tutta una serie di questioni, prima fra tutte quella riguardante l'interruzione volontaria della gravidanza.
Per capire il Sudafrica - ha detto l'esperta - è essenziale un breve riferimento alla sua storia, caratterizzata prima dalla presenza degli olandesi e poi da quella degli inglesi con la conseguente importazione dei rispettivi diritti che, ancora oggi, trovano attuazione e coabitano insieme al "customary low", ovvero il Diritto Tradizionale, che è parte fondante del sistema giuridico sudafricano tanto da essere riportato all'interno della Costituzione. Quest'ultima è stata promulgata nel 1996 e rappresenta una tra le più moderne ed efficaci di quelle stilate negli ultimi anni, degna di nota sono i suoi 33 aritcoli, tutti sui Diritti Umani.
Per quanto riguarda la situazione della donna sudafricana esiste, nelle aree di cui permane il Diritto Tradizionale, una concezione patriarcale della famiglia, con conseguente declassamento della figura della donna. Punto critico e discusso è stato il riconoscimento del matrimonio pligamico, proprio nel Diritto Tradizionale, che comunque oggi è riconosciuto dalla Costituzione.
Passando all'analisi dell'evoluzione della legge che regola l'interruzione volontaria della gravidanza si deve iniziare dalla legge del 1975 che prevedeva numerosi adempimenti e requisiti, per poi passare a quella del 1996 che, al contrario della precedente, ha garantito la libertà di accesso al trattamento a tutte le donne che ne facciano richiesta, entro le 12 settimane, o siano in possesso di requisiti, senza distinzioni di razza. Questa legge ha abbattuto del 90% il tasso di mortalità. Criticata è invece la previsione della legge che permette di ricorrere all'interruzione della gravidanza sin dai 12 anni senza l'obbligo del consenso dei genitori. Infine l'emendamento del 2004 ha aggiunto nuove norme che prevedono una più capillare distribuzione dei servizi, incrementando sia le strutture sul territorio sia il personale stesso, al fine di permettere libero accesso alla procedura per un maggior numero di donne.
In ultimo, Lucaferri ha evidenziato che l'ordinamento sudafricano attribuisce alcuni diritti al nascituro, come la possibilità di ereditare e di avere diritti di proprietà nonché, ad esempio, il diritto di agire per il risarcimento dei danni subiti dall'uccisione del padre avvenuta durante la gravidanza.
venerdì 7 maggio 2010
Nel XXI Secolo le Donne ancora Muoiono di Parto

I bambini non li portano le cicogne
Nel mondo una donna al minuto muore di parto o a causa di complicazioni legate alla gravidanza. E 20 donne al minuto sono vittime di infermità per lo stesso motivo.
Questi i dati emersi dal IV Rapporto 2010 sulla salute presentato il 27 aprile da "Azione per la salute globale", il network europeo di ONG impegnato nella tutela della salute e dei diritti umani.
Nel 2000 i leader mondiali avevano stabilito di destinare lo 0,1% del PIL (Prodotto Interno Lordo) alle azioni per il miglioramento delle condizioni di salute nei Paesi in via di sviluppo. Questo obiettivo minimo era stato fissato dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ma neppure l'Europa, pur essendo il maggior donatore al mondo di aiuti a questi Paesi, ha anciora raggiunto la percentuale destinata al miglioramento della salute. L'Italia è il fanalino di coda, destinando a questo scopo appena lo 0,025% del proprio PIL, mentre il Paese europeo più generoso è la Gran Bretagna con lo 0,058% - seppure ancora molto lontano da quanto concordato.
Tra gli obiettivi da raggiungere con questa devoluzione c'è quello di ridurre di due terzi la mortalità infantile (di bambini sotto ai 5 anni di età) e di tre quarti la mortalità materna, garantendo l'accesso di tutte le donne ai servizi di assistenza sanitaria e in particolare quelli per la salute riproduttiva.
Purtroppo a tutt'oggi, nonostante le dichiarazioni in pompa magna, la situazione non è migliorata rispetto al 2000. La crisi sanitaria globale ha assunto proporzioni gigantesche e questo comporta, per chi pensasse solo alle proprie tasche, una spesa internazionale di 18 miliardi di dollari solo per chi vive nell'Africa Sub Sahariana. Più si aspetta ad agire più i costi per tutti i Paesi del primo mondo aumenteranno.
Nei Paesi in via di sviluppo ci sono ben 818 milioni di donne che eviterebbero volentieri una gravidanza, sapendo già che per loro il rischio è quello della vita. Per esse un metodo contraccettivo costerebbe poco più di un dollaro l'anno a testa. Mentre pagare i costi umani, ma anche quelli delle cure per chi rimane menomata a causa di problemi legati alla gravidanza sarebbero decisamente più elevati sia a livello morale che a livello economico.
Tra il 1990 e il 2007 si stima che siano morte di parto ben 10 milioni di donne ma secondo l'UNICEF l'80% di queste morti poteva essere prevenuto ed evitato. Il problema è che mancano gli operatori sanitari; e ne mancano, secondo i calcoli del Rapporto Unicef 2009, ben 4,3 milioni.
Morire di parto succede anche in Italia. Ma anche se, a quanto scrive la rivista scientifica The Lancet, l'Italia è il Paese con la minore percentuale di decessi (in USA si muore molto di più), la questione non è consolatoria. Difatti secondo i ricercatori il motivo è da attribuire al numero di gravidanze più basso e ai redditi più elevati (ma allora in questo periodo di crisi economica cosa succederà?) nonchè a un miglioramento della nutrizione.
Sarà, ma l'ultimo caso di decesso a causa di problemi legati al parto è accaduto proprio poche settimane fa a Roma, presso la casa di cura Villa Pia. La donna aveva 35 anni ed era stata sottoposta a parto cesareo. Ha fatto in tempo a dare alla luce due gemelli prima di morire per un'emorragia. La neopresidente della Regione Lazio, Renata Polverini, per fare chiarezza sul caso ha fatto ispezionare in accordo col ministro Fazio sia Villa Pia sia l'ospedale San Camillo.
Alcuni dati medici:
Secondo l'Aogoi (Associazione ginecologi italiani) nel 2004 su 600mila parti 120 si erano conclusi con la morte della partoriente. Le donne che affrontano il cesareo hanno probabilità di NON sopravvivere tre volte superiori rispetto alle donne che scelgono il parto naturale. Solitamente la causa della morte è una cardiopatia.
Nei Paesi più poveri, le donne hanno 300 probabilità in più di morire di parto o per complicazioni legate alla gravidanza, rispetto alle donne dei Paesi sviluppati.
Questo perchè negli Stati industrializzati c'è personale sanitario opportunamente formato (medici, infermieri, ma anche e soprattutto ostetrici) che riesce a individuare i problemi legati al parto con maggior facilità rispetto al poco qualificato personale dei Paesi in via di sviluppo. Infatti esiste un'evidente correlazione tra lo scarso numero di ostetrici e il tasso di motalità materna.
L'obiettivo di ridurre di tre quarti la mortalità materna entro il 2015 molto probabilmente non sarà raggiunto e per molte donne il giorno più bello della loro vita potrebbe purtroppo coincidere con l'ultimo se non si interviene prontamente.
In the retail world a woman dies in childbirth or from complications related to pregnancy. Per minute and 20 women are victims of illness for the same reason.
These data emerged from the Fourth Report 2010 on health presented April 27 by Action for Global Health ", the European network of NGOs committed to the protection of health and human rights.
In 2000, world leaders had agreed to allocate 0.1% of GDP (Gross Domestic Product) actions for improving health in developing countries. The minimum target was set by the WHO (World Health Organization), but even Europe, despite being the world's largest donor of aid to these countries, the percentage has reached anciora intended for health improvement. Italy is lagging behind, for this purpose just 0.025% of its GDP, while the European country is more generous than Britain with the 0.058% - though still far from what was agreed.
Among the objectives to be achieved with this devolution is to reduce child mortality by two thirds (of children under 5 years of age) and three-quarters the maternal mortality, ensuring access for all women to support services health and particularly for reproductive health.
Unfortunately, to date, despite claims in full regalia, the situation has not improved since 2000. The global health crisis has assumed gigantic proportions, and this entails for those who think only of their own pockets, international spending 18 billion dollars just for those who live in Sub Saharan Africa. The longer you wait to take more costs for all first world countries will increase.
In developing countries there are as many 818 million women who willingly would prevent a pregnancy, knowing that for them there is the risk of life. For a contraceptive method they would cost just over a dollar a year each. While paying the human costs, but also care for those who remain impaired due to problems related to pregnancy were significantly higher in both moral and economic level.
Between 1990 and 2007 are estimated to have died in childbirth many as 10 million women, but according to UNICEF 80% of these deaths could be prevented and avoided. The problem is that lack of health care providers, and are missing, according to the calculations of the UNICEF Report 2009, 4.3 million well.
Dying in childbirth is also the case in Italy. But even if, as we read in the scientific journal The Lancet, Italy is the country with the lowest proportion of deaths (in U.S. dies much more), the question is not comforting. In fact, the researchers say the reason is due to the lower number of pregnancies and higher income (but then in this period of economic crisis, what happens?) As well as to improved nutrition.
Maybe, but the last case of death due to childbirth problems happened just a few weeks ago in Rome, at the nursing home Villa Pia. The woman was 35 years old and had been subjected to caesarean section. He had time to give birth to twins die before hemorrhage. The president of the Lazio Region, Renata Polverini, to shed light on the case has been inspected in accordance with the minister and Fazio Villa Pia is the San Camillo hospital.
Some medical data:
According to the AOGOI (Association of Italian gynecologists) in 2004 to 600 thousand 120 shares were concluded with the death of the parturient. Women who have Caesarean face the probability of not surviving three times higher than women who choose natural childbirth. Usually the cause of death is heart disease.
In poorer countries, women are 300 times more likely to die in childbirth or from complications related to pregnancy than women in developed countries.
This is because in industrialized countries is adequately trained health personnel (doctors, nurses, but also midwives) who can identify problems related to childbirth more easily than the relatively unskilled personnel in developing countries. In fact there is a clear correlation between the small number of obstetricians and the rate of maternal Motala.
The objective of reducing maternal mortality by three quarters by 2015 will most likely not be met and for many women the most beautiful day of their lives may unfortunately be the last if not treated promptly.